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Vita di Filippo Maria Visconti

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Questo libro offre un'approfondita analisi dell'archetipo del Potente attraverso la figura di Filippo Maria Visconti, rinchiuso nel suo castello a Milano. Per anni, si dedicò a perfezionare una forma pura di potere, cercando di controllare tutto attorno a sé mentre evitava di essere controllato. Con metodi sottili e spietati, trattava i suoi sudditi come «un serraglio di bestie domestiche e selvatiche», costringendoli a rivelare i propri pensieri, mentre nascondeva i suoi con abilità straordinaria. Per lui, la politica significava svelare i segreti altrui e mantenere i propri celati nell'oscurità. Tuttavia, un segno di vulnerabilità emergeva in lui: una vena che si gonfiava sulla fronte quando era colto da collera, un'emozione che non mostrava in altro modo. Pier Candido Decembrio, segretario alla corte di Visconti, scrisse questa Vita in latino nel 1447, anno della morte del duca. Considerato «eccellente» da Burckhardt e riscoperto da Elias Canetti, il testo offre un ritratto vivace e incisivo della psicologia politica, anticipando le riflessioni di Machiavelli e Guicciardini. Qui non si presenta una teoria, ma piuttosto un profilo unico, simile a quello tracciato da Pisanello in una medaglia.

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Vita di Filippo Maria Visconti, Pier Candido Decembrio

Idioma
Publicado en
1983
Encuadernación
(Tapa blanda)
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Título
Vita di Filippo Maria Visconti
Idioma
Italiano
Editorial
Adelphi
Publicado en
1983
Formato
Tapa blanda
Serie
Descripción
Questo libro offre un'approfondita analisi dell'archetipo del Potente attraverso la figura di Filippo Maria Visconti, rinchiuso nel suo castello a Milano. Per anni, si dedicò a perfezionare una forma pura di potere, cercando di controllare tutto attorno a sé mentre evitava di essere controllato. Con metodi sottili e spietati, trattava i suoi sudditi come «un serraglio di bestie domestiche e selvatiche», costringendoli a rivelare i propri pensieri, mentre nascondeva i suoi con abilità straordinaria. Per lui, la politica significava svelare i segreti altrui e mantenere i propri celati nell'oscurità. Tuttavia, un segno di vulnerabilità emergeva in lui: una vena che si gonfiava sulla fronte quando era colto da collera, un'emozione che non mostrava in altro modo. Pier Candido Decembrio, segretario alla corte di Visconti, scrisse questa Vita in latino nel 1447, anno della morte del duca. Considerato «eccellente» da Burckhardt e riscoperto da Elias Canetti, il testo offre un ritratto vivace e incisivo della psicologia politica, anticipando le riflessioni di Machiavelli e Guicciardini. Qui non si presenta una teoria, ma piuttosto un profilo unico, simile a quello tracciato da Pisanello in una medaglia.