Un unico filo rende coerente questa raccolta di saggi. Ed è la consapevolezza dell’arbitrarietà o della parzialità delle rappresentazioni che il discorso occidentale, anche quello antropologico, ha prodotto quando ha cercato di descrivere l’Altro. Decostruire la logica e i fondamenti della «invenzione dell’altro»; esplicitare la storicità delle condizioni di produzione della conoscenza antropologica (i rapporti di dominio, l’appartenenza dell’antropologo a una cultura dominante); sottoporre a critica nozioni-cardine come sapere e credenza, alterità e identità, uguaglianza e gerarchia, tradizione e modernità: sono i presupposti per ricostruire un’antropologia che si sottragga sia alle trappole del relativismo, sia al solipsismo dell’antropologia «postmodernista». Attraverso il resoconto delle ricerche in Papua-Nuova Guinea, nelle oasi del Sud tunisino, nelle Alpi del Vallese, in Svizzera, negli spazi urbani dell’immigrazione maghrebina in Francia, Kilani mostra come sia possibile una «invenzione dell’altro» più consapevole della problematicità del rapporto soggetto-oggetto e dunque meno etnocentrica.
Annamaria Rivera Orden de los libros (cronológico)


I tre autori percorrono criticamente quattordici temi cruciali del dibattito contemporaneo sulla società multiculturale attraverso altrettante parole-chiave: cittadinanza, comunità, cultura, diritti dell'uomo, etnia-etnicità, idee razziste, indentità-identificazioni, 'immigrati', lingua, nazionalismo, neorazzismo, parentela di 'sangue', stereotipo. E in tal modo mostrano come l'ideologia che interpreta il mondo in termini di ancestrali e rigide divisioni etniche nasconda il rifiuto dell'uguaglianza e del pluralismo culturale.