"Nei miei racconti incontrerete esseri notturni di ogni genere: vampiri, amanti dei demoni, una cosa che vive nell'armadio, ogni sorta di altri terrori. Nessuno di essi è reale. L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia." L'intento di Stephen King in questi venti racconti è chiaro: parlare di paura, di come si arriva all'orlo della follia... e forse al di là del baratro.
Il principe dell'Annwn - I figli di Llyr - La canzone di Rhiannon - L'isola dei potenti
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I Mabinogion di Evangeline Walton, magistrale e potente riscrittura di un testo leggendario della letteratura gallese medievale, sono ormai riconosciuti tra le opere più riuscite e significative della narrativa fantastica, un'epopea vibrante di vita ed emozioni che affonda le sue radici nel mito. Opera «collettiva» di autori sconosciuti, e a lungo tramandati in forma orale, i racconti dei Mabinogion rappresentano infatti il vertice e il compendio della mitologia gallese. La loro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la loro origine è molto più antica. Praticamente illeggibili per chiunque non abbia una profonda conoscenza delle forme linguistiche celtiche medievali, cominciarono a essere noti a partire dal 1850 grazie a una serie di traduzioni in inglese. Ma è soltanto nelle mani di Evangeline Walton che la ricca materia di questi racconti di magia e di avventura si è trasformata in un potente e affascinante ciclo di quattro romanzi, entrato di diritto tra i massimi esempi della narrativa fantastica moderna. Le storie del principe mago Gwydion, del principe Pwyll e dell'Uomo Grigio dell'Annw, del re Bran e della bellissima Rhiannon ci trasportano in un'atmosfera magica, tra avventure di cavalieri e contese regali, amori contrastati e viaggi nel mondo dei defunti, spazi sconfinati e foreste oscure, un concentrato di situazioni e personaggi che hanno nutrito e ispirato larga parte della fantasy contemporanea.
Louis lo había comprobado: el gato estaba muerto, y por eso lo había
enterrado. Aun así, incomprensiblemente, el gato había vuelto a casa. Church
estaba allí otra vez, como Louis Creed temía y deseaba. Porque su hijita Ellie
le había encomendado que cuidara del gato, y Church había muerto atropellado.
Louis lo había comprobado: el gato estaba muerto, incluso lo había enterrado
más allá del cementerio de animales. Sin embargo, Chruch había regresado, y
sus ojos eran más crueles y perversos que antes. Pero volvía a estar allí y
Ellie no lo lamentaría. Louis Creed sí lo lamentaría. Porque más allá del
cementerio de animales, más allá de la valla de troncos que nadie se atrevía a
traspasar, más allá de los cuarenta y cinco escalones, el maligno poder del
antiguo cementerio indio le reclamaba con macabra avidez...