Inexplicably, Michael is commissioned to write the family history of the Winshaws, an upper class Yorkshire clan whose members have a finger in every establishment pie. But as a murderous maniac stalks the family, Michael realizes that his favourite film is coming true.
Herbert William Clutter (...) sale a la puerta de su hermosa casa de River Valley, en Holcomb, un pueblo de Kansas perdido para el resto del mundo, pero donde existen Herbet, su mujer Bonnie, su hija Nancy, su hijo Kenyon, su granja, sus animales, vecinos, un río y campos prósperos. El que la humanidad que habita más allá de estos entornos ignore su existencia no la hace menos cierta, menos concreta ni menos carnal. Precisamente por dejar de vivir salta a la fama el nombre de los Clutter. El 16 de noviembre de 1859 apareció en el New York Times la noticia del asesinato de estos cuatro miembros de la familia Clutter (...). Truman Capote, en plena vena creativa, en plena búsqueda de la personalidad literaria con que quería dejar plasmado el mundo para el mundo, le propuso a The New Yorker relatar los acontecimientos de aquel crimen desde el lugar de los hechos. Y así comienza una de las aventuras más fascinantes de la narrativa contemporánea.
“Cerco ponti in cui lo spaesamento e il sentirmi a casa coincidano. E su quei ponti finiscono con l’apparire, teneri e meridiani, i fantasmi che mi riconducono là dove io sono cominciato e dove è cominciata, per me, questa città.” Questa è una ricognizione autobiografica ed è il racconto della città che l’ha ispirata. Si entra nella storia dagli anni Cinquanta: l’infanzia nei nuovi quartieri periferici, con le paterne “lezioni di cultura operaia”, le materne divagazioni sulla magia del lavoro sartoriale, la famiglia comunista e quella cattolica, le ascendenze lombarde e quelle leccesi, le gite in tram, le gite in moto, la morte di John F. Kennedy e quella di papa Giovanni, Rocco e i suoi fratelli, l’oratorio, il cinema, i giochi, le amicizie adolescenziali e i primi amori fra scali merci e recinti incustoditi. E si procede con lo scatto della giovinezza, accanto l’amico maestro di vita e di visioni, sullo sfondo le grandi lotte operaie, la vitalità dei gruppi extraparlamentari, il sognante melting pot sociale di una generazione che voleva “occhi diversi”. A questa formazione si mescola la percezione dell’oggi, il prosciugamento della città industriale, i progetti urbanistici per una Grande Milano, le trasformazioni dello skyline, il trionfo della capitale della moda e degli archistar. Un romanzo autobiografico magistralmente scritto, lo sguardo teso della visione: la storia di una città, di una generazione.