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Amabili resti

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  • 416 páginas
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Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazze scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le immagini di bambini di ogni razza comparissero sui cartoni del latte o nelle cassette della posta. Era un’epoca in cui la gente non pensava che simili atrocità potessero accadere. Nel mio diario delle medie avevo riportato un verso di Juan Ramòn Jiménez, che mia sorella mi aveva fatto conoscere: "Se vi danno un foglio squadrato, scriveteci sopra dall'altro lato". L'avevo scelto per esprimere il mio disprezzo verso l'ambiente rigido della scuola e per dargli un’aura letteraria. Ero iscritta al Club degli scacchi e al Club della chimica, e bruciavo tutto ciò che provavo a cucinare durante le lezioni di economia domestica. Il mio insegnante preferito era il professor Botte, che divertiva la classe facendo ballare rane e gamberi, che poi avremmo sezionato. Comunque, non fu lui a uccidermi. E non crediate che tutte le persone che incontrerete in questa storia siano sospette. Ecco il problema.

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Amabili resti, Alice Sebold, Chiara Belliti

Idioma
Publicado en
2002
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(Tapa blanda)
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3,9
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Idioma
Italiano
Editorial
Edizioni e/o
Publicado en
2002
Formato
Tapa blanda
Páginas
416
ISBN10
8876415130
ISBN13
9788876415135
Serie
Primera publicación
2002
Título original
The Lovely Bones
Calificación
3,85 de 5
Descripción
Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazze scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le immagini di bambini di ogni razza comparissero sui cartoni del latte o nelle cassette della posta. Era un’epoca in cui la gente non pensava che simili atrocità potessero accadere. Nel mio diario delle medie avevo riportato un verso di Juan Ramòn Jiménez, che mia sorella mi aveva fatto conoscere: "Se vi danno un foglio squadrato, scriveteci sopra dall'altro lato". L'avevo scelto per esprimere il mio disprezzo verso l'ambiente rigido della scuola e per dargli un’aura letteraria. Ero iscritta al Club degli scacchi e al Club della chimica, e bruciavo tutto ciò che provavo a cucinare durante le lezioni di economia domestica. Il mio insegnante preferito era il professor Botte, che divertiva la classe facendo ballare rane e gamberi, che poi avremmo sezionato. Comunque, non fu lui a uccidermi. E non crediate che tutte le persone che incontrerete in questa storia siano sospette. Ecco il problema.