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- 84 páginas
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Un'opinione di Sciascia sarebbe commento perfetto a questo racconto: il giallo è la gabbia dello scrittore. Poiché costringe alla geometrica precisione, a una competenza quasi da laboratorio scientifico, a una consequenzialità logica, che finiscono coll'essere, quasi più della fantasia, la vera qualità del giallista. Margaret Doody è perfettamente imprigionata nei suoi intrecci, che sembrano appartenere al genere cosiddetto da «camera chiusa» (cioè un mistero così intricato da apparire un caso insolubile che solo l'acutezza raziocinativa dell'investigatore riesce a sciogliere). E, quasi a renderne più angusta la gabbia, li ambienta in una Attica classica, di totale fedeltà storico-filologica, e ne fa protagonista un Aristotele in tutto aderente alla sua personalità e alla sua filosofia. Questo secondo «Aristotele detective» si svolge dentro una palestra della antica Atene dove un ragazzo è stato ucciso da un giavellotto. Sembra un impossibile incidente, e appare scontato chi sia il giovane, e frastornato, colpevole. Infatti non è un incidente, e il colpevole vero non è quello. Aristotele lo capisce grazie alla sua logica deduttiva e lo spiega applicando al mistero la sua fisica dei luoghi naturali
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Aristotele e il giavellotto fatale, Luciano Canfora, Margaret Anne Doody, Beppe Benvenuto, Rosalia Coci
- Idioma
- Publicado en
- 2000,
- Estado del libro
- Dañado
- Precio
- 1,86 €
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- Idioma
- Italiano
- Editorial
- Sellerio editore
- Publicado en
- 2000
- Páginas
- 84
- ISBN10
- 8838916225
- ISBN13
- 9788838916229
- Serie
- Etiquetas
- Ficción, Novela negra & Thriller, Novelas históricas, Novelas de crimen, Ficción contemporánea, Criminalidad
- Calificación
- 3,15 de 5
- Descripción
- Un'opinione di Sciascia sarebbe commento perfetto a questo racconto: il giallo è la gabbia dello scrittore. Poiché costringe alla geometrica precisione, a una competenza quasi da laboratorio scientifico, a una consequenzialità logica, che finiscono coll'essere, quasi più della fantasia, la vera qualità del giallista. Margaret Doody è perfettamente imprigionata nei suoi intrecci, che sembrano appartenere al genere cosiddetto da «camera chiusa» (cioè un mistero così intricato da apparire un caso insolubile che solo l'acutezza raziocinativa dell'investigatore riesce a sciogliere). E, quasi a renderne più angusta la gabbia, li ambienta in una Attica classica, di totale fedeltà storico-filologica, e ne fa protagonista un Aristotele in tutto aderente alla sua personalità e alla sua filosofia. Questo secondo «Aristotele detective» si svolge dentro una palestra della antica Atene dove un ragazzo è stato ucciso da un giavellotto. Sembra un impossibile incidente, e appare scontato chi sia il giovane, e frastornato, colpevole. Infatti non è un incidente, e il colpevole vero non è quello. Aristotele lo capisce grazie alla sua logica deduttiva e lo spiega applicando al mistero la sua fisica dei luoghi naturali



