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"Gli indifferenti! Potrebbe essere un titolo storico. Dopo i crepuscolari, i frammentisti, i calligrafi, potremmo avere il gruppo degli indifferenti. E sarebbero i giovani di vent'anni..."Così scriveva nel 1929 sul Corriere della Sera l'illustre critico Giuseppe Antonio Borgese, recensendo il romanzo di un esordiente: Alberto Moravia.Quando Moravia aveva cominciato a scrivere il suo capolavoro giovanile nel 1925, non aveva ancora compito i diciott'anni. Veniva fuori da una lunga degenza in sanatorio e nelle pagine che componeva con lentezza perché era molto depole metteva qualcosa di più delle semplici velleità letterarie di un infatuato di Rimbaud e Dostoevskij. Intorno a lui l'Italia, su cui Mussolini aveva proclamato la dittatura, stava dimenticando lo scoppio d'indignazione e di ribellione suscitato nel 1924 dal delitto Matteotti e scivolava verso il consenso, i plebisciti plebiscitari per il fascismo. Il giovane Moravia non si interessava di politica, ma il suo ritratto di un ventenne di allora nello sfacelo di una famiglia borghese e dell'intero paese doveva restare memorabile. Il ventenne Michele Ardengo non ha certo smesso di soffrire per la sua indifferenza nel 1929.
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Gli indifferenti, Alberto Moravia
- Idioma
- Publicado en
- 1949
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- (Tapa blanda),
- Estado del libro
- Dañado
- Precio
- 3,31 €
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- Título
- Gli indifferenti
- Idioma
- Italiano
- Autores
- Alberto Moravia
- Editorial
- Tascabili Bompiani
- Publicado en
- 1949
- Formato
- Tapa blanda
- Serie
- Etiquetas
- Ficción, Tema histórico, Clásicos, Relaciones, Siglo XX, Europa del Sur, Italia, Paternidad, Literatura Italiana, Relaciones Familiares, Roma, Época de posguerra, Infidelidad, Debut
- Primera publicación
- 1929
- Título original
- Gli indifferenti
- Calificación
- 3,75 de 5
- Descripción
- "Gli indifferenti! Potrebbe essere un titolo storico. Dopo i crepuscolari, i frammentisti, i calligrafi, potremmo avere il gruppo degli indifferenti. E sarebbero i giovani di vent'anni..."Così scriveva nel 1929 sul Corriere della Sera l'illustre critico Giuseppe Antonio Borgese, recensendo il romanzo di un esordiente: Alberto Moravia.Quando Moravia aveva cominciato a scrivere il suo capolavoro giovanile nel 1925, non aveva ancora compito i diciott'anni. Veniva fuori da una lunga degenza in sanatorio e nelle pagine che componeva con lentezza perché era molto depole metteva qualcosa di più delle semplici velleità letterarie di un infatuato di Rimbaud e Dostoevskij. Intorno a lui l'Italia, su cui Mussolini aveva proclamato la dittatura, stava dimenticando lo scoppio d'indignazione e di ribellione suscitato nel 1924 dal delitto Matteotti e scivolava verso il consenso, i plebisciti plebiscitari per il fascismo. Il giovane Moravia non si interessava di politica, ma il suo ritratto di un ventenne di allora nello sfacelo di una famiglia borghese e dell'intero paese doveva restare memorabile. Il ventenne Michele Ardengo non ha certo smesso di soffrire per la sua indifferenza nel 1929.















